Spesso pensiamo ai leoni da tastiera e alle recensioni negative come a un sottoprodotto esclusivo dell’era moderna, ma gli antichi Greci avevano già inquadrato e personificato questo preciso concetto.
Momo, personificazione greca della critica, della beffa e del biasimo
Molto prima dei troll di internet e dei “roast” comici, esisteva Momo, la personificazione divina della beffa, del ridicolo e della critica.
Questa divinità minore si specializzava nel far notare i difetti di tutto e tutti.
Nemmeno i potenti dèi dell’Olimpo erano al sicuro dalla sua lingua tagliente.
Il suo nome deriva dal greco Μῶμος (Momos), termine legato al rimprovero, alla censura e alla ricerca dei difetti. Dal suo nome proviene anche la parola momismo, usata per indicare una critica sistematica e malevola o l’abitudine di trovare sempre qualcosa da ridire.
Il mito (che si perde in vari frammenti classici) racconta che Momo criticò persino Prometeo (N.B.: in alcune rielaborazioni successive, la creazione dell’essere umano viene associata a Efesto o al romano Vulcano) per non aver inserito delle pratiche porticine sul petto degli esseri umani, in modo da poterne leggere i pensieri nascosti e smascherarne l’ipocrisia.
Anche l’architettura di Atena gli risultava discutibile: bella la casa, ma perché non metterle le ruote? Se il vicino si rivela insopportabile, non c’è modo di spostarla per sfuggirgli.
Quando arrivò il turno di giudicare Afrodite, Momo si trovò di fronte alla sua sfida suprema. La scrutò da cima a fondo, cercando disperatamente un difetto, un’asimmetria o un capello fuori posto da poter stroncare con la sua proverbiale pedanteria. Niente da fare: la dea era la perfezione assoluta, un capolavoro inattaccabile.
Chiunque altro avrebbe alzato le mani ammettendo la sconfitta, ma non Momo, il dio del biasimo e capostipite indiscusso di tutti gli hater. Pur di non darle la soddisfazione di un’approvazione incondizionata, le girò intorno, tese le orecchie e, storcendo il naso con un’espressione disgustata, sentenziò: “Sì, d’accordo, bella è bella, le proporzioni ci sono… ma l’avete sentita camminare? I suoi sandali fanno un rumore insopportabile. Che fastidio, rovina tutto l’insieme”.
Alla fine, il suo atteggiamento perennemente polemico lo portò a essere bannato (scusa, cacciato) dal Monte Olimpo per manifesta insopportabilità.
Momo non è semplicemente un “cattivone” dei miti, ma una figura complessa che personifica l’aspetto più tagliente dell’intelligenza: la critica. È stato descritto e rappresentato come l’opposizione perenne, il “giullare dell’Olimpo”.
Come il giullare di corte era storicamente l’unico a cui era concesso dire la scomoda verità o deridere il re senza finire decapitato, Momo faceva la stessa identica cosa con le infallibili divinità dell’Olimpo.
Momo viene talvolta accostato al Matto dei tarocchi, anche se non esiste una linea storica certa e documentata che permetta di identificarlo direttamente con questa carta. Il collegamento è soprattutto simbolico e iconografico.
Il Matto nei tarocchi rappresenta esattamente quell’archetipo: l’outsider, il giullare, l’anarchico che si muove fuori dalle regole e dalle convenzioni stabilite. Come Momo, possiede quindi la libertà – e talvolta l’incoscienza – di dire ciò che gli altri preferiscono tacere.
N.B.: Momo criticava gli dei, non un errore grammaticale in una dichiarazione d’amore o il colore delle tende durante un incendio.